Chi preme il pulsante? 

 

Vi è poi un altro rischio connesso agli ordigni nucleari.

Usare una bomba atomica non è certo una cosa semplice. Il lancio di un missile a testata nucleare, ad esempio, prevede che, dopo la trasmissione del codice di lancio dal quartier generale alla postazione missilistica, almeno due militari tengano contemporaneamente inserite, per una decina di secondi, le loro chiavi in quadri di comando posti a qualche metro di distanza e poi premano un pulsante rosso. E questo per scongiurare la possibili­tà che un solo militare, magari impazzito, possa far partire il missile. Invece, in situazioni di grave allarme (DEFCON 3), cioè quando si teme che il nemico possa preventivamente colpire le strutture di comando, le postazioni periferiche sono automaticamente abilitate e anche il solo comandante di un sommergibile, di un bombardiere, di una postazione missilistica... può decidere autonoma­mente il lancio dell'ordigno nucleare. E' una situazione di estrema pericolosità, se si pensa che in alcuni casi il DEFCON 3 è scattato automaticamente perché i satelliti milita­ri avevano scambiato un volo di anitre siberiane per uno stormo di missili sovietici, o perché (è ciò che avvenne il 3 giugno 1980) un computer del NORAD, il Comando difesa aerea degli Stati Uniti, era “impazzito” segnalando un massiccio attacco aereo contro gli Stati Uniti.

Vi è poi il rischio che la persona momentaneamente delegata ad usare un ordigno nucleare impazzisca o decida di fare “di testa sua”. E non è un’ipotesi inverosimile se si pensa che, nel 1989, 2.400 militari statunitensi a contatto con ordigni nucleari dovettero essere dimessi perché risultati alcolizzati, psichicamente instabili, dipendenti da droga... e s'immagina che nei paesi dell'ex Patto di Varsavia, la situazione non sia migliore.

© Francesco Santoianni