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L'hardware
e le radiazioni
Un
ordigno nucleare è caratterizzato da un complesso hardware che, tra
l’altro, memorizza il codice di armamento (solitamente comunicato in
situazioni di DEFCON 3 dal NORAD) e dal codice di attivazione (solitamente
immesso dai militari del sommergibile, base missilistica, velivolo...
preposto al lancio dell’ordigno). Questo hardware (in particolare
circuiti e banchi di memoria) è estremamente sensibile alle radiazioni
emesse dall’uranio o dal plutonio dell’ordigno e, pertanto, è
schermato da questo tramite lastre (di piombo o di particolari polimeri)
periodicamente sostituite nelle operazioni di manutenzioni (effettuate
in Italia da un’unità speciale: l’831st Munitions Support Squadron
“Detachment 1200”) alla quale sono sottoposti gli ordigni
nucleari.
Un
particolare vulnerabilità di questo sistema è dato dalla circostanza
che ad “impregnarsi” di radiazioni non sono solo le lastre ma (in
misura molto più ridotta) anche altri componenti dell’ordigno che,
non potendo essere periodicamente sostituiti, finiscono, così, per
irradiare l’hardware.
La pur debole irradiazione dei circuiti e dei banchi di memoria può
determinare anomalie nel loro materiale magnetico e, quindi, errata
memorizzazione dei dati o sopravvivenza di dati che si ritenevano
cancellati. Ancora peggio si possono verificare anomalie quantistiche
che possono essere interpretate dal software come segnale di attivazione
o di armamento.
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