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Tecnologia
di un ordigno nucleare
Come
è ormai noto, un ordigno
nucleare è sostanzialmente composto da una sfera di 22 chilogrammi
di Uranio 234 (o di 8 chilogrammi di Plutonio 94) rivestita di pastiglie
di Deuterio o Trizio (nel caso di una bomba termonucleare) e di cobalto
59. Nei primi ordigni nucleari cariche di tritolo comprimevano la sfera
facendo raggiungere la “massa critica” e quindi la reazione nucleare
che determina l’esplosione. Dagli anni 50, considerato il rischio di
una possibile accensione accidentale dell’esplosivo convenzionale, il
sistema di innesco fu sostituito da un tunnel all’interno della sfera
e nel quale un detonatore composto da esplosivo convenzionale
“spara” un cilindro di plutonio o uranio (sormontato solitamente da
Polonio 209) garantendo così il raggiungimento della massa critica. Va
da sé che la progettazione e costruzione del detonatore (è più in
generale di tutti i componenti di un ordigno nucleare) è caratterizzata
da innumerevoli test di affidabilità volti ad evitare, ad esempio,
l’innesco accidentale del cilindro anche in caso di forte urto (quale,
ad esempio la caduta di un aereo trasportante ordigni nucleari).
I
primi ordigni nucleari erano una follia dal punto di vista della
sicurezza. Ad esempio, la prima bomba atomica, fatta esplodere il 16
luglio 1945 nel deserto del Nuovo Messico,
era semplicemente una grossa sfera di plastica imbottita di
schegge di uranio, inglobata in due semisfere di tritolo. Lo spesso
guscio di acciaio che rivestiva l'ordigno indirizzava l'esplosione del
tritolo verso l'interno: le schegge di uranio così compresse
raggiungevano la massa critica scatenando la reazione nucleare. La bomba
non aveva una "sicura" ed i fisici erano preoccupati che i
fulmini di un temporale, scatenatosi la notte del 14 luglio,
potessero produrre una detonazione accidentale del tritolo e
quindi l'esplosione nucleare. Stesso situazione per Little Boy e Fat
Man, le due bombe atomiche
sganciate su Hiroshima e Nagasaki: il fisico Hoppenheimer, in una
dichiarazione resa pubblica negli anni '70, ebbe a meravigliarsi che le
bombe non fossero esplose sugli aerei che li trasportavano in Giappone.
Nel
1950 la nuova "generazione" di bombe atomiche, caratterizzata
dai "modelli" Davy
Crockett
scongiurava il pericolo di esplosione accidentale. Il
"cuore" dell'ordigno era, infatti, costituito da una sfera di
plutonio attraversata da un foro cilindrico;
una carica di dinamite spingeva un cilindro, anch'esso di
plutonio, all'interno della sfera e la raggiunta massa critica scatenava
la reazione nucleare. Il cilindro, in pratica, costituiva la
"spoletta" della bomba senza la quale l'ordigno nucleare
poteva essere preso a martellate, arrostito o gettato da una torre senza
il benché minimo rischio di esplosione. L'espediente sembrava
funzionare, quando sorsero i primi problemi.
Il
cilindro veniva custodito in un contenitore separato dall'ordigno
nucleare al quale veniva collegato soltanto in situazioni di imminente
attacco nemico o durante alcune esercitazioni. Ma per effettuare questa
complessa operazione,
fecero notare i militari, ci volevano almeno venti minuti. Un
tempo troppo lungo qualora i Russi avessero attaccato di sorpresa. Per
di più i
cilindri di
plutonio, che per motivi strutturali non possono essere rivestiti
da una guaina protettiva, durante il loro inserimento nella bomba
tendevano a sgretolarsi diffondendo micidiali polveri radioattive. Ci si
rassegnò, quindi, a inglobare stabilmente nella struttura dell'ordigno
il tubo contenente il cilindro di plutonio, la carica di dinamite
e, ovviamente, meccanismi di sicurezza finalizzati a scongiurare
un’imprevista detonazione della dinamite e l'accidentale
inserimento del cilindro.
Va
da sé che questi meccanismi di sicurezza sono progettati e costruiti
con maniacale attenzione ma, secondo non pochi esperti, la loro
affidabilità diminuisce con la dimensione delle bombe. Ed è stato un
miracolo se, finora, ordigni grandi come un cuscino, come le mine
atomiche statunitensi W-54 Special Atomic Demolition Munition o i
proiettili nucleari W-79 o alcune davvero minuscole testate nucleari
caricate su missili non siano stati coinvolti in qualcuno dei tanti
incidenti che costellano il nucleare militare.
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