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Il
lavoro della “Red Cell”, basato quasi esclusivamente su azioni di
forza volte a travolgere in un attimo barriere e sistemi di
sorveglianza, di taglio, quindi, prevalentemente “militare” fu
affinato nel 1978 quando il SANDIA
National Laboratories, (un istituto governativo statunitense che si
occupa, tra l’altro di sicurezza) mise su un gruppo di “teste
d’uovo”, tutti laureati a Princeton o in altre prestigiose università,
che svolgevano un lavoro prevalentemente di intelligence, volto cioè ad
acquisire (con mezzi perfettamente leciti quali, ad esempio
consultazioni di riviste e libri) informazioni da utilizzare durante un
ipotetico attacco terroristico. Fu possibile, così pianificare un
assalto ad uno dei tanti convogli che, quasi giorno, su strade e
ferrovie degli Stati Uniti trasportano ordigni nucleari.
Per
un certo periodo, addirittura, hanno operato negli USA gruppi informali
di persone che dopo aver progettato (o, in alcuni casi, compiuta) una
effrazione offrivano i loro servigi all’azienda da essi coinvolta; un
po’ come gli hackers che, dopo qualche loro impresa, si offrono
come consulenti in sicurezza informatica. Il clima susseguente all’11
settembre 2001 ha spazzato via queste iniziative. A
differenza di Shan, gli analisti in vulnerabilità dei sistemi -
lavorando, per lo più, previa autorizzazione dei Servizi di Sicurezza -
oggi, preferiscono non farsi pubblicità e, al pari dei soldati di
ventura, si mimetizzano dietro anodine società o associazioni; tra
l’altro, per contratto, molti analisti in vulnerabilità dei sistemi
conservano l’anonimato anche quando qualche loro operazione si
conclude, tragicamente, con la loro morte. |
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