|
|
||
|
Il 22 marzo 1975 due disinvolti elettricisti, usando una candela accesa, vanno a ispezionare i cinque sistemi di sicurezza dell'impianto elettronucleare di Browns Ferry, in Alabama. I cavi, incredibilmente rivestiti di materiale infiammabile e posti l'uno vicino all'altro, prendono fuoco: per sette ore e mezzo la centrale è avvolta dalle fiamme e il disastro della fusione del nocciolo viene scongiurato all'ultimo minuto. Ancora
peggio nel nucleare militare: il 26 ottobre 1986 un marinaio della
portaerei nucleare US Oriskany, preso dal panico per l'accensione
spontanea di un razzo illuminante, lo getta in un loculo che ne contiene
altri 650. Il conseguente incendio, che causa la morte di 44 persone,
distrugge sei aerei e raggiunge il bunker degli ordigni nucleari, per
essere spento all'ultimo momento. O
ancora, nel 1975, di fronte alle coste di Taranto: in una notte di
nebbia il comandante della corazzata statunitense Belknap, fidandosi
ciecamente della strumentazione di bordo - risultata completamente in
avaria - e del sistema di guida della navigazione tramite satellite -
risultato anch'esso fuori uso - dopo aver zittito le proteste dei due
ufficiali di rotta, aveva mandato la sua nave a schiantarsi contro la
portaerei US Kennedy: i 60 missili nucleari avvolti dalle fiamme e la
serie di lesioni nel reattore nucleare della portaerei che ne conseguono
provocano, probabilmente, un'ingente fuoriuscita di materiale
radioattivo. L'elenco
delle gravissime emergenze provocate da errori umani e riportati dai
mass media è già incredibilmente lungo, ma potrebbe esserlo ancor di
più se venissero rivelati tutti quegli incidenti coperti ancora da
segreto. L'errore
umano è quasi sempre da ascrivere al senso di sicurezza che si comincia
ad avere dopo un certo periodo di tempo passato in situazioni rischiose:
subentra, allora, la noia per la routine e il rilassamento, o
addirittura l'abbandono delle procedure standard. A questo punto può
succedere di tutto: ufficiali addetti alle rampe di missili
intercontinentali che si "divertivano" a diramare ai loro
sottoposti l'ordine di lancio, bloccandoli poi all'ultimo secondo;
pacchi contenenti plutonio che avrebbero dovuto viaggiare sotto nutrita
scorta e che invece venivano "dimenticati" per settimane nel
deposito di un aeroporto; laboratori per la produzione di armi
biologiche lasciati incustoditi... e gli esempi potrebbero continuare a
lungo. A
questa nonchalance si è aggiunta, in alcuni casi, la pazzia, o una
momentanea impossibilità di giudicare correttamente la situazione a
causa dei gravi stress psichici determinati da un lavoro segreto, che
induce sensi di colpa. Il Pentagono, per far fronte a queste
"sindromi", aveva avviato già dal 1962 uno studio
sull'affidabilità umana (Human Relyability Program) rivolto al già
selezionato personale addetto alle armi nucleari. I risultati delle
indagini furono sconfortanti, e sono peggiorati nel tempo: nel solo
1989, dei 75.000 militari statunitensi in contatto con armamenti
nucleari, 2.400 dovettero essere dimessi perché risultati alcolizzati,
psichicamente instabili, dipendenti da eroina, LSD, cocaina... e
s'immagina che nei paesi dell'ex Patto di Varsavia, la situazione non
debba essere migliore. A
una prima analisi, gli attuali sistemi di sicurezza sembrerebbero tener
conto dell'improvvisa e imprevedibile inaffidabilità del personale: il
lancio di un missile a testata nucleare, ad esempio, prevede che, dopo
la trasmissione del codice di lancio dal quartier generale alla
postazione missilistica, almeno due militari tengano contemporaneamente
inserite le loro chiavi nelle rispettive consolle per una decina di
secondi. Questo dovrebbe scongiurare la possibilità che un solo
militare, magari impazzito, possa da solo lanciare il missile. In realtà,
in situazioni di grave allarme (DEFCON 3), quando si teme che il nemico
possa preventivamente colpire le strutture di comando, la delega al
lancio viene concessa automaticamente "a cascata", e persino
un semplice maggiore può decidere autonomamente il lancio del missile,
dando inizio così alla terza guerra mondiale. - una situazione di
un'estrema pericolosità, se si pensa che in alcuni casi il DEFCON 3 è
scattato soltanto perché i delicatissimi sensori dei satelliti militari
avevano scambiato un volo di anitre siberiane per uno stormo di missili
sovietici, o perché (è ciò che avvenne il 3 giugno 1980) nei computer
del norad un microscopico circuito integrato del costo di 46 centesimi
di dollaro era "impazzito", segnalando un massiccio attacco
aereo contro gli Stati Uniti. I
guasti, poi, arrivano a interessare ovviamente anche gli ordigni
nucleari: ne consegue il rischio di un'esplosione accidentale, e lo
scandalo dei proiettili nucleari da 10 kiloton W-79 dislocati in Friuli
- che potevano esplodere a seguito di un urto fortuito - ha fatto il
giro del mondo. Questo |
||